colle dell'infinitoQuando scrisse L’infinito, nel 1819, subito dopo, o insieme, Alla luna, Leopardi non immaginava «infiniti spazi e sovrumani silenzi» dietro una siepe qualunque, in un normale parco cittadino. A pochi metri di distanza dall’imponente palazzo di famiglia, stava seduto all’ombra di un cipresso secolare, davanti a un’edicola dedicata all’Immacolata, nell’orto lussureggiante delle Clarisse del convento di Santo Stefano, che gli apriva i suoi segreti complici le soppressioni napoleoniche, dopo la partenza delle religiose. Gli arrivavano i profumi della salvia, della lavanda e dei roseti piantati tra i filari delle viti, e il panorama che gli si apriva dietro la siepe di ligustro era quello, superbo, dei Sibillini.

Un luogo magico, ora finalmente aperto al pubblico. È il vero colle dell’Infinito, al posto del "surrogato" che fino a ieri aspettava i turisti all’interno dei giardini del Parco letterario (nella foto a sinistra). Oggi l’ex convento, ristrutturato, ospita il Centro mondiale di poesia e l’ex orto delle suore, curato e mantenuto com’era ai tempi di Giacomo, è visitabile insieme al museo allestito nel confinante Centro nazionale di studi leopardiani, che conserva il ritratto opera di Domenico Morelli. È la conclusione di un itinerario che, ogni anno, attira migliaia di pellegrini della poesia. «Leopardi è un poeta ancora amatissimo», spiega Antonio Perticarini, che ci accompagna nel tour, vediamo tanti ragazzi che vengono una prima volta coi genitori e poi tornano con la fidanzata».
Si parte dalla Torre del borgo, nella grande piazza del Palazzo Pubblico, ampliato in occasione del primo centenario della nascita del poeta, quando lo stesso Carducci venne a inaugurare l’aula magna. Fermandosi a guardare il panorama dal belvedere di Palazzo Venieri, «non a caso Fellini disse che Leopardi non sarebbe stato Leopardi, se non fosse nato a Recanati, perché il paesaggio non è acqua», si arriva a Palazzo Roberti, dove il padre lo portava ad ascoltare le dissertazioni letterarie, e poi alla Torre del Passero solitario, visibile dal chiostro degli Agostiniani, e alla piazzetta del Sabato del villaggio, dominata dalla mole imponente di casa Leopardi. Di fronte la casa di "Silvia", Teresa Fattorini. Della casa natale, ancora abitata dagli eredi, è visitabile la biblioteca, ampliata dal conte Monaldo con ben 20 mila volumi, e una mostra sulla formazione di Giacomo al pianterreno. Nella piazzetta si tengono le famose celebrazioni del "Giugno leopardiano", che ha visto protagonisti attori come Gassman e Albertazzi.

Non mancano le magliette coi versi più famosi del poeta. Richiestissimi L’infinito e A Silvia ma anche le magliette gialle coi versi dedicati alla luna del Canto notturno.
«Le acquistano soprattutto gli adulti, nonni e genitori, per regalarli a figli e nipoti», spiega Marco Mazzieri, che ha il negozio proprio nell’ex bottega del fabbro del villaggio immortalata da Giacomo, «è un modo per trasmettere il testimone del loro grande amore per Leopardi».

(tratto da Famiglia Cristiana)