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L'anima guerriera del Conero

02/08/2011

Il cuore del Monte Conero, per lungo tempo, ha pulsato a ritmi di guerra. Quella fredda.
Che il monte non sia soltanto quel paradiso naturale che sporge sullo specchio del mare, come appare al colpo d’occhio, lo testimonia il fiorire di numerose leggende metropolitane che lo riguardano. Il senso comune popolare non è mai puntualissimo, ma ha comunque naso per certe cose. Le leggende, tanto quelle antiche che quelle contemporanee, traggono vita da piccoli segnali oggettivi e rimandano sempre a un nucleo nascosto di verità. In questo caso una verità pericolosa, da tenere sottotraccia a tutti i costi, anche quando si manifesta in bella vista sotto gli occhi di tutti. Gli abitanti del Conero ricordano ancora, infatti, il viavai di mezzi militari pesanti e i frequenti trasporti eccezionali, giorno e notte, lungo la strada del monte. Un traffico, durato qualche decennio, che si sarebbe diradato solo dopo la fine degli anni ’80, a Muro di Berlino definitivamente crollato e a Unione Sovietica dissolta. Il Conero conteneva allora una importante base militare della Marina, dai connotati poco chiari; a tutt’oggi la sua vera funzione di quegli anni è avvolta nelle nebbie del segreto militare.

Il monte ospita ancora, a vent’anni di distanza dalla fine di quella fase storica, un presidio militare, il 3° D.A.I., Distaccamento Autonomo Interforze, che fa parte di un servizio di informazioni militari; ma le sue dimensioni attuali, il numero degli uomini impiegati, l’attività e l’importanza strategica del sito sono ridotti rispetto ad allora. Oggi, una parte delle postazioni militari che occupavano la superficie del monte e da lì vi si abissavano dentro, sono inattive e in evidente stato di abbandono, seppur ancora inaccessibili in quanto Zona Militare.

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